Immagina di avere sempre un braccialetto al polso che ti ricorda la sua presenza.

La consapevolezza funziona allo stesso modo: pesa e si sente.

braccialetto su polso mentre mano disegna in digitale un pattern floreale
pattern floreale oleandro

Quando con i miei clienti riusciamo finalmente a stanare un bias (o trappola mentale), io lancio una sfida: comprarsi qualcosa di nuovo, vistoso e ingombrante!

Nulla di costoso, deve essere semplicemente fastidioso: un bracciale che tintinna o un semplice filo di cotone dal colore improbabile che spunta sotto il polsino della camicia.

Perché deve darci fastidio? Perché non dobbiamo assuefarci alla nuova consapevolezza acquisita. Dopo aver dato la caccia a una credenza limitante e averla finalmente catturata, sblocchiamo potenzialità rimaste ingabbiate per anni. È un momento di festa, certo, ma è anche l’inizio del lavoro difficile.

Mettere in pratica nuovi atteggiamenti ogni giorno è faticoso. La nostra mente è programmata per il risparmio energetico e cerca costantemente di riportarci indietro verso la vecchia comfort zone.

Ecco a cosa serve quell’oggetto fastidioso: è un ancoraggio fisico. Ci ricorda, ogni volta che lo sfioriamo o lo vediamo, l’impegno che abbiamo preso con noi stessi. Ci dice: “Ehi, non tornare a raccontarti la vecchia storia!”.

Cambiare il proprio Neurostorytelling richiede costanza e piccoli segnali quotidiani.

Se senti che la tua narrazione interna ti sta stretta e vuoi iniziare a “dare la caccia” ai tuoi bias per costruire un’identità professionale più libera, possiamo farlo insieme.

Accompagno creativi e professionisti in ricerca di senso attraverso percorsi dove l’arte e la narrazione visiva diventano strumenti per vedere finalmente ciò che è rimasto nascosto.

E tu? Hai mai usato un oggetto o un piccolo rito per ricordarti di non tornare nelle vecchie abitudini?


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