Qui ti parlo di creatività e di problem solving: osservare, sperimentare e cambiare prospettiva. Cosa ci insegna il pensiero creativo quando dobbiamo affrontare un problema.
C’è una cosa che ho imparato negli anni, prima attraverso la mia formazione e poi accompagnando le persone nei loro percorsi di crescita professionale: spesso, per trovare una buona soluzione, non serve conoscere subito la risposta. Il processo creativo ha bisogno di tempo.
Non ci sono scorciatoie, ma un percorso che cresce insieme a noi.
Capita anche a te di partire da un’idea che nella testa appare chiarissima ma poi portata su carta è qualcosa di diverso? Sembra avere vita propria. Il colore non funziona come immaginavamo, una forma che prende una direzione inattesa, un dettaglio che pensavamo secondario diventa il centro della composizione. Possimo ostinarci a seguire il progetto iniziale oppure fermarci e osservare cosa sta succedendo sperimentando un’altra strada.
In quel momento il processo creativo ci insegna qualcosa: ciò che devia dal piano non è un errore, è la messa a terra di un’idea astratta. E questo vale anche fuori dal foglio.

Alleniamo lo sguardo per allenare la mente
Quando pensiamo al problem solving, immaginiamo di analizzare i dati e trovare subito la soluzione migliore. Nella vita reale, però, le situazioni sono raramente così ordinate, soprattutto quando riguardano il lavoro, le relazioni professionali o le scelte personali.
A volte il problema che incontriamo è solo la parte più evidente di una situazione molto più complessa. Altre volte siamo così abituati a fare le cose in un certo modo da non riuscire nemmeno a immaginare alternative: la famosa comfort zone!
Qui la formazione artistica, vissuta come esperienza consapevole, può aiutarci. Ci abitua a osservare, a porci domande e a distinguere ciò che vediamo da ciò che presumiamo di vedere. Lo fa in un contesto protetto, dove non ci sentiamo giudicati e possiamo prenderci il tempo di sperimentare.
Disegnare, infatti, non è solo progettare: è allenarsi a guardare. E guardare significa riconoscere che non esiste un unico modo di vedere le cose, perché due persone possono osservare la stessa situazione e coglierne aspetti diversi.
Applicato al problem solving, questo approccio ci invita a sospendere per un momento il giudizio ed esplorare il problema prima di decidere in fretta.
“L’etologo nella foresta”
Quando accompagno le persone nel loro percorso, a volte suggerisco di rimanere nella domanda, astenendosi nel dare un giudizio o a cercare una soluzione immediate. Per spiegarmi uso un’immagine: proviamo a immaginare di essere un famoso etologo di aver scoperto un nuovo insetto straordinario nella foresta amazzonica. Vogliamo capire come funziona, come si muove, che caratteristiche ha. Non partiamo decidendo se ci piace o se è utile. Prima lo osserviamo, con curiosità, cercando di comprenderlo.
È un esercizio semplice, ma non sempre facile. Siamo abituati a classificare, valutare e rispondere in fretta non per superficialità, ma per una questione di risparmio energetico cerebrale. Imparare a sostare nell’a domanda’osservazione attiva, invece, ci permette di raccogliere informazioni e considerare possibilità che altrimenti rischieremmo di non vedere.
Prima di decidere, fermati
La prossima volta che ti trovi davanti a un problema che sembra non muoversi, o che continua a tornare, prova a fare una pausa. Non per procrastinare, ma per osservare come stai pensando: quali presupposti stai dando per scontati, quale abitudine ti sta guidando, quale punto di vista non hai ancora considerato o quale comportamento è ormai automatizzato?
Chiediti: “Sto guardando davvero ciò che ho davanti, o ciò che mi aspetto di vedere?”
Decidere con consapevolezza non significa decidere più lentamente. Significa centrare l’obiettivo con più chiarezza.
Se vuoi approfondire questo approccio nei miei percorsi di formazione e orientamento, scrivimi.


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